Come sfruttare al meglio le proprietà di una pianta?

Come sfruttare al meglio le proprietà di una pianta?

Al contrario di quanto facciamo per gli alimenti, per cui meno lavorazione significa cibo più sano, non si può dire la stessa cosa per gli integratori alimentari.

Facciamo un passo indietro… I principi attivi che generalmente noi utilizziamo per “curarci”, vengono prodotti dalla pianta per vari scopi, in particolare:

  • per difendersi dagli agenti atmosferici o dagli attacchi microbici
  • per accumulare sostanze di riserva
  • sotto forma di metaboliti secondari

Per ogni pianta officinale, la parte che si utilizza (foglie, fiori, semi, corteccia, radici, parte aerea, ecc.) è detta “droga”. La presenza quali-quantitativa dei principi attivi contenuti nella droga, e negli integratori alimentari, può essere determinata con analisi specifiche anche sofisticate (cfr. gascromatografia); il risultato di tale ricerca viene definito titolo (si garantisce l’esatta quantità di principio attivo in ogni lotto di produzione)

Spesso si parla di fitocomplesso, cioè l’insieme dei principi attivi che caratterizzano le proprietà della pianta: la sinergia di questi ultimi garantisce una serie di azioni contemporanee (che il singolo componente non possiede), oltre all’abbassamento della soglia di tossicità, controindicazioni ed effetti collaterali. Ecco perché si cerca di mantenere la pianta nella sua integrità per la preparazione di prodotti naturali e non di isolare il singolo principio attivo.

Noi “umani” abbiamo un metabolismo del tutto diverso dalle piante e più complesso rispetto ad altri animali, quindi dobbiamo tener presente anche questo aspetto quando vogliamo intraprendere una “cura fitoterapica” costruttiva.

Se per certe droghe può andar bene assumere una “semplice” tintura madre oppure una polvere, per altre bisogna prendere in considerazione altre variabili, per trarre i benefìci che vorremmo.

Uno dei maggiori ostacoli, per esempio, è dato dall’assorbimento (biodisponibilità) orale di certe piante; se voglio che un prodotto sia realmente efficace dovrò, quindi, cercare di assumere delle quantità adeguate di droga, altrimenti rischierò di andare incontro ad un nulla di fatto…

L’attività farmacologica, infatti, è direttamente proporzionale alla percentuale dell’attivo capace di raggiungere la circolazione plasmatica ed è noto che la biodisponibilità orale di molti derivati erbali è piuttosto scarsa.

Vediamo alcune piante che necessitano di “lavorazioni” per essere assorbite nel migliore dei modi dal nostro organismo e, quindi, avere una buona efficacia:

  • Curcuma; fenolo antinfiammatorio ed antiossidante; moltissimi studi hanno ormai dimostrato la sua scarsa biodisponibilità orale per rapida trasformazione da parte del fegato e dell’intestino e per azione della glicoproteina-P (substrato inoltre del citocromo P-450); da qui la necessità di cosiddette nanoformulazioni (fitosomi®, micelle,…) per essere efficace.

Si possono aggiungere anche ragionevoli quantità di Pepe nero, tenendo presente però eventuali irritazioni gastro-intestinali

  • Berberis; la berberina, dall’attività ipoglicemice e ipolipidemizzante, possiede una biodisponibilità orale scarsa per intervento della glicoproteina-P (pompa di efflusso). L’assorbimento può essere incrementato con associazione di Cardo mariano o Curcuma
  • Boswellia; gli acidi boswellici, con notevole azione antinfiammatoria, hanno mostrato una bassa biodisponibilità orale, per cui è da preferire l’estratto fitosomiale® (complesso con fosfolipidi di soia), che ne incrementa notevolmente l’efficacia
  • Ginkgo biloba; è una miniera di sostanze farmacologicamente attive (miglioramento del microcircolo, antiossidante, prevenzione delle malattie neurodegenerative,…), ma con scarso assorbimento orale, per via della natura chimica delle molecole presenti; sicuramente da tenere di conto la tecnologia fitosomiale® oppure l’associazione con Vitis vinifera, per l’effetto sinergico.

Sappiamo anche che questa pianta non dovrebbe essere utilizzata in caso di terapia concomitante con anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici; ebbene, recentemente è stato sviluppato un estratto di Ginkgo biloba totalmente deterpenato, chiamato VR456, utilizzabile anche in associazione a trattamenti anticoagulanti

  • Tè verde; i polifenoli presenti hanno azione antiossidante, antinfiammatoria e dimagrante. L’epigallocatechin-3-gallato è una delle principali molecole attive, ma purtroppo è dotata di scarsa biodisponibilità; la tecnologia fitosomiale® incrementa del doppio l’assorbimento rispetto agli estratti non complessati
  • Fagiolo; la faseolamina può avere interessanti applicazioni per il controllo del peso corporeo. Essendo una glicoproteina, però, subisce metabolismo a livello gastrico: per aumentarne l’assorbimento necessita di una formulazione gastroprotetta
  • Resveratrolo; principio attivo antiossidante, antinfiammatorio e utile per l’apparato cardiovascolare, presenta una scarsa biodisponibilità orale, dovuta ad una bassa solubilità acquosa e ad un rapido metabolismo. Sicuramente da tener presenti le formulazioni a base di complessi di inclusione con ciclodestrine oppure la veicolazione all’interno di liposomi e fitosomi®

 

Ricordiamoci che le piante contengono dei principi attivi che vanno ad agire sul nostro organismo e, se vogliamo che funzionino, dobbiamo assumerle nella giusta dose e formulazione, tenendo anche presente le eventuali interazioni con i farmaci o possibili effetti collaterali. Per questo è sempre consigliabile rivolgersi al proprio farmacista fitoterapeuta o medico.

 

Per approfondimenti sugli integratori alimentari vedi anche: http://blog.naturalgreenstore.it/la-giungla-degli-integratori-alimentari-come-destreggiarsi/

 

Dott.ssa Giulia Smedile di NaturalGreen

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